A. R. I. Associazione Radioamatori Italiani


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SCHEMA AMPLIFICATORE

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Schema " AMPLIFICATORE "

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L'amplificatore del nonno

Sono un appassionato di radio d'epoca e frequento abitualmente Ebay alla ricerca di oggetti inerenti
il mondo radioamatoriale che possano tornarmi utili.
Un paio di anni fa mi capitò di acquistare un gruppo bobina con prese calcolate e commutatore di
banda della Johnson modello 850, costruito per realizzare la sezione pi-greco di un amplificatore di
media potenza. All'epoca la Johnson forniva molta componentistica agli OM degli anni 60/70 che,
grazie ad essa, potevano realizzare progetti senza faticare più di tanto, ma semplicemente
assemblando le varie parti.
Il gruppo in questione è di eccezionale robustezza e con formidabili isolamenti in ceramica; il
commutatore di banda è sovradimensionato ed è progettato per le canoniche 5 bande, dai 10 agli 80
metri.
La molla che mi ha spinto ad iniziare la costruzione dell'amplificatore che sto per descrivervi è stata
invece una pubblicazione della casa editrice C.E.L.I. che risale al 1971. Essa non è altro che la
traduzione in italiano del famoso Radio Handbook di William I. Orr, W6SAI, 17 edizione
americana, quatro aggiornamento. Tra le varie realizzazioni trattate risalta la costruzione di un
amplificatore lineare da 1000 watt PEP che utilizza proprio il mio “bobinone” Johnson.
La descrizione è veramente didattica e lo schema generale è semplificato al massimo. E' possibile
utilizzare ben 12 combinazioni di tubi, dalle classiche 811 in configurazione di 4 tubi in parallelo,
alla più potente 3-1000z, grosso tubo in vetro che all'epoca era il sogno di molti OM.
Con pochissime differenze è possibile adattare il circuito alle diverse soluzioni di tubi proposte ed
ottenere comunque una ragguardevole potenza di uscita. Il circuito prevede la configurazione con
griglie a massa, proprio nell'intento di ottenere una maggiore facilità di montaggio.
Il telaio è completamente aperto, poche sicurezze per i 3000 volt presenti, ma sicuramente di
indubbio fascino.
La mia scelta è caduta su una coppia di 813, tetrodi a riscaldamento diretto, che avevo nel cassetto
insieme ai relativi zoccoli e cappucci in ceramica per l'anodo.
La tabella dell'articolo dichiarava appunto 1000 watt PEP con 2500 volt di alimentazione anodica,
400mA di corrente anodica di picco e 100mA di corrente di griglia, sempre di picco.
Ed è così che nei momenti liberi ha cominciato a prendere forma la mia realizzazione, nata solo con
l'intento di fare un esercizio tecnico e non certo di competere con quello che attualmente il mercato
degli amplificatori per OM ci propone.
E' una costruzione semplice, spartana, ma efficiente, che ha richiesto diverse ore di lavoro ma che,
alla fine, ha riservato non poche soddisfazioni.
Ho sempre sostenuto che la parte che richiede più impegno, ma anche la più importante di un
amplificatore, è la meccanica: un buon telaio rigido, fatto a regola d'arte, elimina in partenza molti
problemi che altrimenti potrebbero sorgere al momento del collaudo. Difetti di massa, ritorni di
radiofrequenza, auto-oscillazioni, sono le bestie nere degli auto costruttori. Gran parte di questi
problemi nascono solitamente da difetti dello chassis che, una volta terminato, è difficile
correggere.
Partire quindi da una “solida” base significa scongiurare in partenza ore passate a ricercare difetti
difficilmente correggibili.
Detto questo, sono partito alla ricerca di una soluzione di un problema che gli OM di 40 anni fa non
avevano e che quindi lo schema originale non aveva previsto e cioè il perfetto adattamento tra
stadio di ingresso dell'amplificatore e ricetrasmettitore.
Le nostre radio non accettano disadattamenti all'uscita, tanto che oramai sono tutte dotate di
accordatori interni per proteggere il loro stadio finale; all'epoca i circuiti pi-greco di accordo dello
stadio finale a valvole degli rtx, accordava quasi tutto, non dico le ringhiere o i termosifoni, ma
quasi.
Chi ha progettato il circuito di questo amplificatore, sempre per semplificare la realizzazione, non si
è preoccupato più di tanto ed un bel circuito aperiodico fa mostra di se fra ingresso e catodo delle
valvole.
Mi sono messo allora alla ricerca di qualcosa che, nello spirito della realizzazione, fosse semplice
ed efficiente allo stesso tempo, senza dover provvedere a complicati rinvii del commutatore di
banda per comandare anche il commutatore per i circuiti accordati in ingresso.
La scelta è caduta sulla realizzazione di ZL1AXB, un neozelandese che ha costruito un
amplificatore proprio con una coppia di 813 e che ha pensato bene di utilizzare come circuito di
ingresso la combinazione L-C costituita da un tubo di rame da 6mm di diametro, avvolto per 7 spire
ed un condensatore variabile da 1000pF.
Il tubo di rame costituisce anche uno dei due fili che portano la tensione di alimentazione ai
filamenti delle valvole, l'altro filo è fatto passare all'interno del tubo stesso.
In tal modo si riesce agevolmente ad accordare le 5 bande HF senza ulteriori complicazioni.
Il centrale dell'avvolgimento bifilare del trasformatore che alimenta i filamenti dei due tubi è
sollevato da massa tramite una resistenza da 33kohm; in tal modo le due valvole sono interdette.
Soltanto cortocircuitando la resistenza suddetta, compito affidato ad uno dei tre scambi dell'unico
relay presente, le valvole vanno in conduzione ed amplificano. La corrente di riposo è di circa
70mA e raggiunge a pieno carico, con circa 80 watt di pilotaggio, i 400/450mA previsti dall'articolo
originale.
Così facendo si ottengono circa 1000 watt, misurati su carico fittizio, che scendo a circa 800 watt
sulla banda dei 10 metri.
Ho volutamente tralasciato la descrizione dell'alimentatore anodico perché ognuno può decidere
autonomamente come costruirlo, in base ai componenti che trova sul mercato o che ha in casa.
Personalmente ho usato un trasformatore da 2000v 1A che avevo fatto avvolgere diversi anni fa e
che non avevo più utilizzato, Il ponte di diodi è costituito da 5 BY255 su ogni ramo, ognuno dei
quali ha una resistenza da 390kohm 2 watt ed un condensatore da 10nF 600volt in parallelo. Sembra
che questo tipo di circuito non sia più necessario, viste le ottime qualità dei diodi che si producono
al giorno d'oggi, ma ho preferito stare tranquillo, visto le tensioni in gioco.
Il condensatore di filtraggio, anch'esso trovato diverso tempo fa ad una mostra e giacente in soffitta,
è un carta/olio da 42uF 5000volt e la resistenza bleeder è da 200kohm 150watt.
Ho provveduto ad inserire un circuito soft start all'ingresso dell'alimentatore che cortocircuita, dopo
qualche secondo dall'accensione, un paio di resistenze da 15 ohm 25 watt; questo serve a limitare lo
spunto di carica del condensatore, che altrimenti farebbe bruciare i fusibili posti sulla 220.
L'alta tensione (circa 2800/2900 volt) viene portata all'amplificatore tramite un cavo ad alto
isolamento in silicone che è facile reperire presso i ricambisti per caldaie. Tale cavo infatti è usato
per portare la tensione che genera la scarica necessaria per accendere le caldaie a gas, costa poco, è
di qualità eccellente, è flessibile e non si deteriora mai!
La prima volta che ho acceso l'amplificatore, ho avuto qualche problema di scarica all'interno dei
tubi, probabilmente dovuta al fatto che erano fermi da tanto tempo. Ho lasciato i filamenti accesi
per una notte ed il difetto è scomparso.
Ultima nota: non è prevista alcun tipo di raffreddamento, le valvole in questione non ne hanno
bisogno; è altrettanto vero però che una piccola ventolina che soffia un po' d'aria sui tubi è
consigliabile se si intende usare l'amplificatore in condizioni gravose, come contest o altro. Va
benissimo anche una di quelle da computer,
La mia cosiderazione finale? A parte la soddisfazione di veder realizzato un qualcosa partendo
praticamente da zero, vi posso assicurare che le due 813, una volta accese, hanno un filamento
molto luminoso ed è un piacere vederle in funzione nello shack nella penombra della sera.
Non a caso anche molti amplificatori Hi Fi a valvole di ultima generazione hanno riscoperto questo
tipo di valvole anche per un fatto puramente estetico, e voi potete immaginare quanto questo possa
diventare importante in un impianto hi end.
Una volta lessi un articolo di un OM americano che sosteneva: “Real radios glow in the dark!”, in
altre parole: le vere radio si illuminano al buio.
Beh, non posso sperare che il mio Flex 3000 lo faccia, sarebbe un disastro! Ma l'amplificatore
anacronistico che gli sta accanto, quello si!
Ricordo che l'alta tensione presente in questo tipo di circuiti è LETALE, quindi … occhio! Non mi
pare di ricordare di qualcuno che abbia raccontato di aver preso la scossa!
Rimango a disposizione di tutti coloro che avranno voglia di provare questo tipo di amplificatore,
possono contattarmi al mio indirizzo di posta iw6bet@virgilio.it.

Schema Sezione RF

Alimentatore HT

Alimentatore Filamenti

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